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Il passato è tutt'altro rispetto al non più. E' qualcosa a cui posso continuamente ritornare

Presentato ieri il libro di Antonio di Loreto: "Abruzzo il sapore della scoperta: viaggio nella cultura enogastronomica abruzzese"

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L’Abruzzo è una terra che ne ha vissute tante e che sin dai tempi più antichi è stata contesa nelle battaglie per la sua posizione strategica, situata al centro di un’Italia che forse non l’apprezza come dovrebbe.

Ha lottato per costruire e conservare la sua identità, per questo avrebbe tanto da raccontare; ha dato grandi contributi alla storia nazionale, vantando una personalità rara dall’ambito gastronomico a quello letterario. Spesso non si rende giustizia al suo background, a quell’abruzzesità che si contraddistingue sempre e che fa a gomitate tra la globalizzazione e la massificazione per fare spazio alla territorialità.

Così arriva, in difesa dell’esaltazione dell’antico, "Abruzzo il sapore della scoperta: viaggio nella cultura enogastronomica abruzzese" un libro molto particolare, che vuole mostrare come la più grande ricchezza di questa terra sia la diversità. Un libro a più mani, curato da Antonio Di Loreto, che vanta la collaborazione di studiosi e fotografi e che dopo una gestazione di tre anni e mezzo celebra un lavoro pratica dell’esercizio di amicizia, condivisione, partecipazione ed empatia senza i quali il libro non avrebbe potuto essere il rivelatore d’intimità di una regione, il quale è.

Presentato nel museo Cascella davanti ad un pubblico entusiasta, il moderatore Pasquale Tritapepe ha fatto intervenire gli autori del volume e non solo; ognuno ha detto la sua e si è potuto evincere quanto tutti fossero animati dal fuoco della passione, un fuoco, a detta di tutti, acceso proprio dal curatore del libro, fotografo, ma anche e soprattutto persona di grande spessore umano in grado di far rivivere l’amore per le proprie radici e per la propria terra.

Una sinergia di forze e intelletti, come affermato dall’editore, che ha alle spalle tanta professionalità e tanti sacrifici; libro madre delle tradizioni della tavola abruzzese in cui la fotografia è un unicum con i testi, che vorrebbe dare la possibilità di conoscere questa regione non solo visivamente, ma anche nei sapori e che per questo potrebbe essere il perfetto rappresentante dell’Abruzzo all’Expo di Milano 2015.

Tutte le nostre memorie passano per il cibo, per questo se si vuole ricordare ciò che si è più non si può fare a meno di sfogliare questo libro, dato che non si può diventare altro senza prima essere consapevoli delle proprie origini, del luogo da cui si viene e dove si è stati. L’innovazione guarda avanti, la ristorazione tipica e autentica guarda indietro. Un patrimonio di biodiveristà e biotipicità che deve diventare un bene culturale ed un elemento di forza della regione, questo è quello che suggerisce l’opera, che delineandone i contorni permette di guardare l’Abruzzo da un’altra prospettiva, con quei suoi odori, quei suoi colori e quei suoi sapori insostituibili che portano gli abruzzesi a riscoprirla e i nuovi conoscitori ad apprezzarla.

A fine manifestazione Antonio Di Loreto ha risposto ad alcune domande:

Il libro ha alle spalle un percorso di tre anni e mezzo: qual è stato il motivo principale che l’ha spinta ad avviare questo progetto?

Il primo è stato l’amore incondizionato per la mia terra, avendo già realizzato diversi libri fotografici (e non solo) per l’Abruzzo, a cui sono legato in maniera indissolubile; il secondo il desiderio di realizzare qualcosa che possa far conoscere l’Abruzzo fuori dai soliti ambiti e crediamo di esserci riusciti. Abbiamo delle ricchezze indescrivibili, tra cui l’enogastronomia, e questo dovrebbe essere un ottimo viatico anche per l’Expo 2015.

In che modo pensa che il libro andrà a toccare la sensibilità delle persone?

Attraverso la curiosità, perché le immagini portano a chiedersi “dove si trova questo  luogo?” e suscitanoil desiderio di visitarlo, inoltre gli autori dei testi hanno portato alla luce le eccellenze della nostra tradizione con lo scopo di donarle agli altri.

L'opera è patrocinata dall'associazione culturale ALCuA, di cui Antonio Di Loreto è consigliere e ex presidente. Il 5% dei proventi ricavati dal volume sarà destinata all’Associazione onlus DIVERSUGUALI, associazione che opera per l’integrazione e l’autonomia dei suoi soci diversamente abili.

Foto Giulia Di Giovacchino

Ulteriori informazioni sul libro

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