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Il Lunedì del Delfino

Tanti dubbi e poche (preoccupanti) certezze

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All’interno dello scorso editoriale, fra gli altri temi trattati, giacché reduci da un buon periodo per il Delfino, anche e soprattutto per i risultati ottenuti sul campo, c’eravamo sbilanciati, ipotizzando finalmente l’auspicato salto di qualità e di classifica. Il mese di ottobre, solitamente nefasto per le squadre allenate da Zeman, questa volta pareva invece addirittura favorevole. E’ trascorsa una sola settimana, due gare all’interno della stessa, e ci troviamo a fare i conti con una realtà improvvisamente negativa e quasi pericolante. Empoli e Brescia sono state affrontate senza mordente, con superficialità e una certa fastidiosa supponenza, tutte caratteristiche lontane anni luce dai concetti zemaniani. Che cosa sta accadendo?

Proviamo a congetturare alcune ipotesi. Il “caso Pigliacelli”, un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ha certamente scosso lo spogliatoio, minando quel clima di apparente tranquillità che il tecnico stava (molto) faticosamente cercando di costruire. Non deve essere facile creare un gruppo coeso, quando si hanno a disposizione soprattutto giocatori non richiesti, o comunque non esattamente preferiti, in sede di mercato. Molti di questi sono giovanissimi, altri invece hanno già intrapreso la parabola discendente della carriera. Due realtà psicologiche così distanti fra loro, che se ben amalgamate possono tramutarsi in un’arma letale per le avversarie, ma se, al contrario, si comportano come acqua e olio, il rischio è di trasportare, in giro per gli stadi italiani, una vera e propria bomba a orologeria, pronta a esplodere se le cose iniziassero ad andare per il verso storto. Nessuno può realmente conoscere l’attuale e reale situazione, al di fuori degli stessi protagonisti, che chiaramente nelle conferenze stampa nulla lasciano trapelare, anzi ribadiscono a più riprese di essere compatti e ben determinati nel seguire i dettami dell’allenatore. Certo è che, l’aver in pratica messo fuori squadra, proprio uno dei pochi atleti richiesti e ottenuti da Zeman la scorsa estate, non rappresenta un buon segnale. Reduce da due vittorie abbastanza convincenti, il Pescara è sceso in campo a Empoli quasi timoroso, evidentemente le teste dei giocatori erano ancora rivolte a quello che era da poco accaduto. Senza contare il rischio latente di dover affrontare un incontro senza un portiere di riserva. Una battuta d’arresto, fra l’altro occorsa contro l’ex capolista, ci poteva anche stare, ma la debacle interna di sabato scorso contro le rondinelle bresciane? Quella come si giustifica? Ecco che il timore si sia davvero rotto il già precario equilibrio venutosi miracolosamente a creare fino a poco più di una settimana fa, si manifesta in tutta la sua pericolosa oggettività.

Abbiamo chiaramente percepito, nel corso di queste prime dodici giornate, l’aziendalistica esigenza di dover necessariamente schierare alcuni giocatori, piuttosto che quelli più in forma e adatti all’uopo. Questo modo di gestire la squadra, in caso di risultati positivi, obtorto collo, potrebbe essere anche accettato dallo spogliatoio, ma se le cose dovessero continuare ad andare così male? Perché smettere di proporre in difesa l’esperto duo di centrali, Bovo e Coda, che avevano finalmente garantito solidità al reparto? Possibile non si possa dare spazio sulle fasce anche a Balzano, che nella sua unica apparizione, la trasferta vittoriosa di Carpi, si era davvero ben disimpegnato? Com’è concepibile che un tecnico dell’esperienza di Zeman non riesca a trovare la quadra del centrocampo, facendo continuamente ruotare due dei tre protagonisti, fatta eccezione per capitan Brugman, al quale viene però spesso chiesto di cambiare ruolo e posizione? Il più in forma e il meglio integrato negli schemi, sembrerebbe Valzania, eppure questi di solito parte dalla panchina, perché? Il trio offensivo desta le maggiori preoccupazioni in chiave “spogliatoio”, con diverse posizioni non del tutto chiare. L’unico non in discussione, visto l’enorme potenziale, finora solo parzialmente espresso, è Mancuso. Dall’ex Sanbenedettese ci si aspetta un campionato importante, inutile negarlo. L’esplosione di Pettinari, in termini di realizzazioni e anche d’impegno e combattività, ha relegato in panchina l’altro giocatore assai fortemente voluto e ottenuto dal Mister, quel Ganz figlio d’arte, che incredibilmente, nemmeno a Pescara sembra riesca finalmente a esplodere. I malumori di Benali, giocatore, sulla carta, di ben altra categoria, hanno fatto accomodare in panchina Capone, che però, fino alla gara di Carpi (nuovamente citata), aveva mostrato numeri da campione. Infine, insistere su Del Sole (probabilmente per gli aziendalistici ordini dall’alto …) rischia di compromettere anche la psicologia del promettente campioncino, oltre che far perdere consistenza al terminale offensivo schierato.

Tutte le considerazioni fin qui esposte, sostanzialmente ci portano a propendere per un campionato che difficilmente potrà regalarci le soddisfazioni inizialmente sperate. Come scritto più e più volte, ormai le Rose non le formano gli allenatori e, cosa ancora maggiormente preoccupante, nemmeno le società. I padroni del calcio mondiale non hanno quasi interesse a ciò che accade nel corso dei novanta minuti, sono invece essenzialmente impegnati a condurre trattative ogni giorno dell’anno, in una sorta di videogioco manageriale. Beninteso, se il Delfino, all’inizio di marzo, dovesse trovarsi a ridosso della zona play off, in quel caso si potrebbe ancora coltivare qualche piccolo sogno, visto l’indubbio potenziale di alcuni singoli, diversamente auguriamoci non accada il peggio, come qualche tifoso, un po’ pessimisticamente, ha palesemente paventato dopo la sconfitta di sabato scorso.

L’anticipo del prossimo venerdì sera, per la seconda gara interna consecutiva del Delfino, vedrà l’Adriatico ospitare la nuova capolista, il Palermo. I pronostici sembrerebbero chiusi, salvo che, in questi pochi giorni, il gruppo non si riesca miracolosamente a compattare. Difficile, ma nel calcio, come nella vita, nulla è davvero impossibile.

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