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Un paese moderno, un fisco equo

Convegno presso la Sala dei Marmi della Provincia di Pescara con la presenza dell'ex Ministro delle Finanze, Prof. Augusto Fantozzi

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In una Sala dei Marmi gremita da un pubblico interessato e competente, si è svolto questo pomeriggio il convegno dall’eloquente titolo “Un paese moderno, un fisco equo”, ospite d’onore l’ex Ministro delle Finanze, prof. Augusto Fantozzi. L’evento è stato reso possibile da una partnership fra il Rotary Club Pescara Nord, rappresentata dal Presidente e ideatore della manifestazione, Alessandro Felizzi, l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Pescara del Presidente Domenico Di Michele e la Provincia del capoluogo adriatico, rappresentata dal Presidente Antonio Di Marco. Ha moderato il Direttore de Il Centro, Mauro Tedeschini, mentre è mancata la presenza del Governatore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, trattenuto da altri improvvisi impegni.

L’argomento, quanto mai attuale e discusso, ha attirato la presenza di moltissimi esperti del settore, fra i quali abbiamo riconosciuto il prof. Massimo Basilavecchia, esperto di Diritto Tributario, il prof. Nicola Mattoscio, Ordinario di Economia Politica e il Dott. Gabriele Chiacchiaretta, direttore della Direzione Provinciale di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, istituto ovviamente più volte citato, durante il pomeriggio, dai relatori in sala.

Molti gli spunti offerti all’illustre ospite, in particolar modo dal dott. Di Michele, che ha rilevato il peso enorme dei carichi fiscali, in Italia, su imprese e cittadini, tali da rendere difficile poter parlare di fisco equo, ma anche da parte del dott. Felizzi, il quale ha ricordato il colossale fardello, ben 34 miliardi di euro, che grava presso le varie Commissioni Tributarie, a causa del farraginoso e lento contenzioso, rimandando al cosiddetto abuso di diritto, concetto difficile da far comprendere agli imprenditori, soprattutto se potenziali investitori stranieri; il sistema tributario è visto, insomma, come risaputo, alla maniera di un nemico.

Amante degli stimoli intellettuali, come si è definito, l’ex Ministro non si è certo tirato indietro, producendosi in una vera e propria lectio magistralis, che ha destato l’attenzione anche dei pochi non addetti ai lavori, presenti al convegno. Prendendo spunto dalla recente Legge di Stabilità, definita, per inciso, alquanto complessa e disordinata, ha sottolineato l’importanza della cosiddetta compliance fiscale, in altre parole del previsto rapporto non conflittuale con il fisco, appunto.

Ricordando come nel passato, anche recente, sono state adoperate operazioni tutt’altro che popolari, quali condoni, scudi, fino alla recente voluntary disclosure, il fisco si è poi avvalso del ravvedimento operoso, con uno sconto sulle sanzioni, possibile a patto che non ci fossero attività di controllo già iniziate. Proprio sulle sanzioni, che fino a oggi hanno rappresentato un’importante fonte di gettito fiscale, il nostro ospite si è soffermato, spiegando come nell’immediato futuro avverrà una vera e propria rivoluzione, che, all’insegna di un rapporto improntato alla collaborazione e al contraddittorio, permetterà all’amministrazione finanziaria di chiedere spiegazioni alle imprese apparentemente non in regola, in base ai controlli incrociati delle banche dati in suo possesso, inviando una semplice “cartolina”, come l’ha definita, permettendo di conseguenza una specie di ravvedimento operoso permanente, escludendo il pagamento delle suddette sanzioni, ma limitandosi esclusivamente agli ovvi interessi, maturati per aver trattenuto il capitale dovuto fino a quel momento.

Un assetto, in pratica, che ci avvicinerà a quello di molti altri paesi europei e che potrebbe aiutarci a competere con essi, soprattutto con le nuove realtà dell’Est, quali Croazia, Ungheria, Repubblica Cèca, Polonia, ecc., le quali, non possedendo la zavorra di un debito pubblico pregresso, possono permettersi il lusso, al momento, di applicare aliquote molto più basse delle nostre, attirando più facilmente gli investitori extracontinentali.

Dopo aver affermato con orgoglio la paternità degli Studi di Settore, strumento forse imperfetto e oggi “annacquato” dalle tante sentenze sfavorevoli al fisco, ma che in passato si è rivelato un’ottima arma per combattere l’evasione, il Prof. Fantozzi si è soffermato sul principio contabile della “substance vs. form”, con un fisco che sta diventando sempre più sostanziale e, appunto, meno formale, per una giurisprudenza che punta a far valere sempre meno l’importanza dei cosiddetti “cavilli”.

Dopo aver terminato il suo intervento con la considerazione che quest’avvicinamento fra contribuenti e fisco, presuppone comunque la presenza di un’Amministrazione autorevole che rispetti, ma si faccia anche rispettare, Augusto Fantozzi ha risposto ad alcune questioni poste dai presenti, che hanno messo in luce la difficoltà di porre in essere tutto ciò da lui presupposto e teorizzato, sottolineando, fra l’altro, quanto sia importante e necessario, al fine di realizzare tali buoni propositi, educare il contribuente, cercando di orientarlo verso un’impostazione fiscale di tipo anglosassone, più snella, sicura e decisa, verso la quale un po’ tutti i Paesi del Mondo si stanno ormai orientando.

L’esperto e applauditissimo ospite ci ha lasciato un chiaro messaggio di speranza e cauto ottimismo, migliorare e migliorarsi per avvicinare finalmente l’Italia agli standard fiscali delle altre Nazioni, nel bene e nel male ancora troppo idealmente lontane; auguriamoci abbia ragione, anche se i dubbi rimangono, sarà difficile far cambiare atteggiamento a una popolazione fin troppo disillusa e impoverita, però è doveroso provarci e non arrendersi, d’altronde solo la specie che si adatta al cambiamento, è quella che sopravvive.

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