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Non permettete alla Mafia di mettere le mani sulla vostra vita

Grido di dolore di Pinuccio Fazio che ha parlato della morte di Michele figlio di 15 anni ucciso dalla Mafia barese

| di Maria Luisa Abate
| Categoria: Associazioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Seconda giornata del XXV Premio Borsellino dedicata al tema Cittadinanza e Legalità presso l’Officina del Gusto dell’Istituto Alberghiero De Cecco di Pescara.

Ospite della giornata Pinuccio Fazio che nel 2001 ha visto uccidere il proprio figlio Michele, vittima innocente che si è trovata sul posto sbagliato dove le famiglie mafiose Strisciuoglio e Capriati, sparavano per un regolamento di conti.

Michele era un giovane ragazzo figlio di Pinuccio Fazio, dipendente delle Ferrovie dello Stato che faceva il pendolare stando una settimana a Milano e due giorni a Bari con la famiglia, che, come tutti i ragazzi, stava tornando a casa dopo una passeggiata con gli amici sul lungomare di Bari.

Michele aveva 15 anni e lavorava in un bar della città, era un ragazzo sereno che pensava al suo futuro con ottimismo. Ogni giorno portava il caffè al Prefetto che lo trattava con affetto facendolo entrare nel suo studio. Privilegio che si era conquistato con la sua semplicità e voglia di vivere propria di un ragazzo semplice.

Quelle visite gli avevano fatto nascere il desiderio di un lavoro futuro nell’Arma dei Carabinieri, o anche diventare un poliziotto o anche un Magistrato comunque a servizio dello Stato.

Michele era orgoglioso di possedere un cellulare che il padre gli aveva regalato per il suo compleanno e la sera quando rientrava telefonava per farsi aprire senza usare il citofono. Così fece anche quella sera del 12 luglio 2001, citofonò per dire che era arrivato che potevano riscaldare la pizza che avrebbe poi mangiato con la famiglia.

Michele, però, non aveva valutato la situazione che si era creata al piano terra della sua abitazione dove viveva una famiglia mafiosa e circa 60 persone del clan Strisciuoglio festeggiavano uno sgarro fatto ad un’altra famiglia mafiosa rivale i Capriati.

Questi festeggiamenti per Michele furono fatali perché uno dei colpi di pistola sparati lo raggiunse lasciandolo cadere in una pozza di sangue. Mentre i genitori aspettavano, la sorellina Rachele si accorse di quanto accaduto sbirciando dalla finestra. Dopo quel tragico momento i genitori non riuscirono a vedere subito il figlio portato in Ospedale e solo il giorno dopo potettero vederlo già morto.

Da quel giorno e per molto tempo i genitori non ebbero risposta di una condanna per l’omicidio e nel febbraio 2003 si ebbe l’archiviazione perché gli assassini non erano stati individuati. Ma i genitori, come solo sa fare chi non può permettere che la morte del proprio figlio rimanga senza colpevoli, decisero di perseverare bussando alle porte di tutte le Istituzioni partendo proprio dal Capo della Squadra Mobile di Bari Luigi Liguori, attualmente Questore di Pescara, e nel 2005, finalmente, furono arrestati gli assassini di Michele.

Quel giorno, ha raccontato non senza emozione, Pinuccio Fazio con la moglie Lella aprirono tutte le finestre della casa, chiuse fino a quel momento per il lutto e la disperazione, per fare entrare il profumo della libertà. Gli assassini furono condannati a 18 anni di carcere ma i genitori di Michele hanno voluto continuare la lotta per la libertà contro le mafie costituendo un’associazione in nome del figlio.

Altro passo importante del perdono è stato l’incontro con l’assassino del proprio figlio, un ragazzo anche lui minorenne all’epoca del fatto, cresciuto in carcere dopo la condanna. Il perdono è stato per lui, vittima innocente egli stesso di faide familiari, ma non certamente per chi aveva armato la sua mano di adolescente.

Tutta questa lotta per la legalità e la libertà ha sortito un effetto positivo ed oggi, ha affermato Fazio, ha portato un beneficio alla città di Bari che è diventata una città turistica anche se bisogna sempre mantenere la guardia alta per non fare risorgere vecchie modalità mafiose.

Pinuccio Fazio, ancora con il dolore per quel figlio ucciso, ha parlato con il cuore ai ragazzi presenti così come se parlasse ai propri figli:

“Non permettete mai alla mafia, alla criminalità organizzata di mettere le mani sulla vostra vita, non entrate mai in alcuna organizzazione delittuosa perché poi non c’è via d’uscita. Il mio Michele non c’entrava nulla, aveva 15 anni, stava tornando a casa per mangiare la pizza con la sua famiglia, lo hanno ammazzato in una guerra tra clan, ma la sua morte ci ha permesso di liberare Bari vecchia dalla morsa della mafia, ci ha consentito di aprire le finestre e sentire il profumo della libertà”

Il Questore di Pescara Liguori è intervenuto ricordando quei periodi trascorsi a Bari e ribadendo che non bisogna mai abbassare la guardia e sottovalutare fenomeni che anche nella città di Pescara si registrano come quelli avvenuti nel quartiere Rancitelli. La criminalità è sempre pronta ad intervenire e invadere quartieri deboli dove vivono semplici cittadini.

Domenico Pettinari, Vice Presidente Consiglio Regionale Regione Abruzzo, che autodefinisce Politico di Strada, ha ribadito la necessità e il dovere di collaborare con le Forze dell’Ordine e di essere presenti ed attenti a non dare spazio a chi vuole sopraffare gli altri con azioni malavitose.

A concludere gli interventi Don Antonio De Grandis, docente di diritto e d economia nella scuola e Presidente del tribunale Ecclesiastico Abruzzo e Molise, ha ricordato che per la Chiesa il delitto di Mafia è uno dei reati peggiori che le persone possono commettere e per questo è prevista la scomunica.

A completare l’intensa ed emozionante giornata Edoardo Oliva, docente ed attore, che ha letto la lettera che l’assassino di Michele scrisse ai genitori del ragazzo per chiedere perdono.

Presenti gli alunni delle classi 2^H, 5^accoglienza A, 5^ Sala Vendita C e B, 4^ Eno E, che hanno posto delle domande a Pinuccio Fazio.

In video ha preso parte all’evento la dott. Fabrizia Francabandera da L’Aquila e in presenza Francesca Martinelli promotrice del Premio Borsellino, Rosa De Fabritiis, Giovanni D’Andrea dell’Associazione CODICI.

Maria Luisa Abate

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